Composizione filosofico-performativa a cura di Orsola Rignani
Il progetto artistico-scientifico di Orsola Rignani, docente di Filosofia dell'Università degli Studi di Parma e specializzata sui temi del postumanesimo, mira a proporre una cartografia (ineludibilmente crittografica) delle valenze antropologico-esistenziali del prefisso dis-, riservando specifica attenzione alle dimensioni del dis-ambientamento/dis-trazione, del dis-turbo/dis-continuità, della dis-funzionalità/dis-abilità, della dis-foria/dis-obbedienza.
Il festival internazionale di arti performative Natura Dèi Teatri ha attivato a partire dal 2022 il progetto Parentele, basate non sulla continuità biologica ma sul riconoscimento di affinità e differenze e possibilità di coesistenza. Parentele ricerca nuovi modelli performativi naturalculturali, ibridando filosofia, mitologia, scienze e arti, e nel prossimo triennio 2025_2027 sarà ulteriormente suddiviso nelle sezioni:
Permanenze_Attivazioni di relazioni associate al progetto produttivo di Lenz, in un’ottica di legacy e trasmissione, per allargare la geografia artistica della Fondazione. Artist3 in dialogo per il 2025: Beatrice Baruffini, Alessandro Conti, Lorenza Guerrini , Orsola Rignani.
Soste temporanee_Accoglienza di artiste invitate a produrre progetti di durata annuale. Artista sostenuta per il 2025: Muna Mussie.
Creato da Rignani in collaborazione con Lenz Fondazione, selezionato per il biennio 2025/2026 tra i percorsi vincitori del Bando Fape (Fondo di Ateneo per il Public Engagement) dell'ateneo di Parma.
In un’epoca segnata da radicali discontinuità ecologiche, culturali, sociali e tecnologiche, il corpo diventa il primo luogo di impatto e di sfida. Corpi martoriati dalle guerre, turbati dai cambiamenti climatici, queer, disabili, riprodotti o sostituiti dalle tecnologie, anestetizzati dagli algoritmi: di fronte a queste condizioni si rende urgente una riflessione critica, comunitaria e partecipata. Il progetto intende interrogare il corpo non come semplice strumento da utilizzare e scartare, ma come luogo relazionale di incontro, scambio e costruzione di identità individuali, collettive e trans-specifiche. I corpi considerati disabili sono possibilità alternative di relazione? Non dovrebbe piuttosto il mondo dis-adattarsi per accoglierli? Corpi animali e vegetali sono risorse passive o interlocutori attivi? L’algoritmo può sostituire il corpo? Che cosa resta impossibile senza di esso?
Attraverso linguaggi culturali, artistici, teatrali e performativi, il progetto mira a sensibilizzare cittadinanza e popolazione studentesca sulla non scontatezza e non neutralità del corpo, promuovendone una riscoperta come dimensione ineludibile e terreno di relazioni generative sul piano culturale, sociale, trans-specifico ed ecologico.
Maggiori informazioni -> https://www.unipr.it/corpi-post-umani-202cinque-sei-sette-rappresentazioni-visioni-riflessionirifrazioni-narrazioni
La leva di Archimede è l’inserimento, tra il dis e i suoi soggetti/oggetti, di un hyphen, ossia di un trait-d’union, che, nel momento in cui segna la continuità tra prefisso e verbo, evidenzia la portata del prefisso stesso, consistente, nel caso appunto del dis-, come si legge nei dizionari, nel rovesciare il «senso buono della parola a cui si prefigge».
In questo rovesciamento non si legge però l’affermazione di un qualsivoglia significato negativo, ma piuttosto la (ri)apertura al possibile: dis-, per me, sospende/interrompe temporaneamente, schiudendo contestualmente ventagli di rinnovabili/nuove combinazioni. Per cui dis-ambientare, dis-turbare, dis-funzionare, dis-obbedire si rivelano (esercizi di) smontaggio a favore di nuove possibilità di composizione dal respiro vitale differente.
Nel movimento, sempre provvisorio, del dis- vedo, infatti, (ri)attivarsi (provvisoriamente) un universo, quello appunto pre-posizionale/pre-fissale, alternativo o meglio complementare rispetto a quello nominativo, sostantivo e infinitivo in cui si è collocato, pensato, sviluppato e mosso il soggetto antropocentrato, l’io egologico.
Tra il dis- e l’hyphen si va dunque profilando l’emergenza/urgenza (del riconoscimento – attivo in virtù della sua carica di potenzialità –) di un (s)oggetto ontologicamente ed eticamente provvisorio, parziale, precario, relativo, crepato, poroso, sfigurato, smontato, stanco. La cui mono-cromia originaria è lavorata e dilavata da forze acquatiche, è silenziata, incisa, incrinata, smagliata, perforata, scaldata, bruciata, precariamente dis-attivata, su tele sgualcite e senza lati.
Dis-ambientamento, dis-trazione, dis-turbo, dis-continuità, dis-funzionalità, dis-abilità, dis-foria, dis-obbedienza...
È vero che dis- rovescia il «senso buono della parola a cui si prefigge»?
Il dis- sospende, interrompe temporaneamente, schiude ventagli di combinazioni nuove e rinnovate, smonta e rimonta sempre diversamente.
La mono-cromia originaria è lavorata e dilavata da forze acquatiche; è silenziata, incisa, incrinata, smagliata, scaldata, bruciata, precariamente dis-attivata, su tele sgualcite e senza lati… non senza dolore…
[...]
Cattivo demone? Crisi? Discontinuità radicale?
Il motore della discontinuità è il dis-: valore contrario, privativo (sottrattivo), reversativo, oppositivo…
Negazione, sottrazione, annullamento, deviazione.
Corridoio, zona di movimento e di cambiamento, di compensazione, di neutralizzazione, di sospensione, di trasformazione, di ri-possibilizzazione: dis-.
Cartografare il dis- è un crittografare, un codificare informazioni rendendole illeggibili a chi non possiede la chiave per decifrarle…
Nomi e verbi non hanno una tenuta soddisfacente di fronte all’esistenza...
Bisogna calare, con il dis-, i concetti in avvenimenti e in circostanze!
Il dis- dis-ambienta.
[...]
Le si sono slacciate le scarpe! Come farà a tenerle così tutta la mattina?
Perché il Crocefisso dell’Antelami ha le braccia tanto lunghe?
Costruiamo una casetta di legno sull’albero, così faremo delle fughe da fermi.
Come ti chiami? Eterotopia: le mie giornate sono lunghissime e i miei passi non coprono il prato.
Sei surrealista? No; ho mangiato la torta di pesche sciroppate. Poi vedremo…
I pomeriggi di agosto sono interminabili: che ne pensi di Proust?
Ma cosa ci sarà sotto quel rigonfiamento di terra? Il nostro tesoro?
Quante declinazioni ha il greco?
C’è qualcuno qui che s-ragiona!
[...]
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